Parliamo de "La zona di interesse" film pluripremiato che mi hanno consigliato molti amici. Questo articolo può contenere spoilers.
Capisco che il film abbia generato INTERESSE di pubblico e critica per aver trattato il tema olocausto quasi senza inquadrare vittime e carnefici in azione. Anche a me è piaciuta l'idea di CONCENTRARSI sulla vita di una famiglia che vive in una casa adiacente al campo di concentramento di Auschwitz. Mi è sembrato anche atrocemente geniale, fare vedere come si possa normalizzare qualsiasi rumore che ci passa in sottofondo, metafora delle atrocità che propone la televisione mentre mangiamo o mentre sistemiamo la cucina...per gran parte del film si vede la famiglia felice che gioca nel giardino, o annusa il profumo dei fiori o cura gli ortaggi. La metafora del pensare al proprio orticello elevata all'ennesima potenza eheheh.
PERÒ, secondo me c'è un però grande come una casa qui... Jonathan Glazer, ha buttato nel cesso l'opportunità che aspetta da tutta la vita: quella di creare un film memorabile.
Ho già discusso di questo con un caro amico, a cui il film è piaciuto molto. Secondo me, più che un bel film, ci troviamo davanti ad un tentativo fallito di creare qualcosa che poteva restare nella storia del cinema.
Il punto debole di questo film secondo me è che somiglia molto più ad un documentario che ad un film...a parte le inquadrature fisse (la camera non si muove mai se non rare volte con piccole carrellate) anche la storia si muove poco. Rimaniamo sempre a girare e rigirare sugli stessi concetti: quello della normalizzazione delle atrocità e quello della disumanizzazione.
Che palle Jonathan...
Perché non creare una storia parallela, magari sfruttando la bambina che gira di notte o la prostituta?
Senza un plot twist, il film perde di significato o quanto meno della dignità filmica (sempre in my humble opinion ehhh) e lo spettatore non può fare a meno di annoiarsi.
L'oscar sarebbe stato da assegnarlo alla cooprotagonista e al responsabile del casting o chi l'ha scelta per questa difficile parte.
Sandra Hüller ci regala un personaggio memorabile. A lei il compito più difficile, alla stregua del Giuda della Bibbia...lei dove andare oltre la disumanizzazione e la normalizzazione delle atrocità. Il suo personaggio è innamorato del "nido d'amore" che ha costruito per la sua famiglia di fianco al campo di concentramento, lei è convinta che quello sia il posto ideale in cui far crescere i propri figli. Lì, di fianco a quel mattatoio lei ha creato il suo mondo ideale e così nel momento in cui il marito le comunica la notizia del trasferimento, lei punta i piedi e decide di rimanere lì coi figli e mandare via il marito.
Che tipo di donna sviluppa questo tipo di meccanismi mentali? La donna di Neanderthal! Un esemplare simile alla donna Bavarese descritta dall'esimio P.J. Moëbius nel suo semisconosciuto saggio "L'inferiorità mentale della donna"
E come parla? Come si muove la donna Bavarese del 1900/di Neanderthal?
Bhè... esattamente come il personaggio di Sandra Hüller.
Complimenti vivissimi a lei e a chi l'ha scelta per la parte. A voi va il nostro personalissimo Oscar.
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